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Pubblicità con intelligenza artificiale: cosa può fare una piccola azienda, e con quali regole?

Michele Caddeo · ·

Fa parte di: Quale video corporate serve alla tua azienda?

Con l’intelligenza artificiale una piccola azienda può ambientare le foto dei prodotti, scrivere più versioni di un annuncio, doppiare la voce in altre lingue e generare le scene troppo care da girare. Testi e formati te li propongono già Meta e Google Ads. Il prodotto tienilo vero, e dal 2 agosto 2026 dichiara le scene generate che sembrano reali.

In breve

  • Il primo passo lo fai da solo, dentro Meta e Google Ads: varianti dei testi e foto adattate a ogni formato.
  • Uno spot chiede mestiere. Testo, storyboard, scene che legano col prodotto vero, voce e musica con i diritti in regola.
  • I programmi partono da pochi dollari al mese. Pesano le ore spese a provare e scartare.
  • Meta mette da sé l’etichetta sugli annunci che riconosce fatti con l’AI. Su YouTube la segnalazione tocca a te.
  • Mai un cliente generato che parla bene di te: il Codice di autodisciplina vuole testimonianze autentiche.
Tre schede con la stessa bottiglia su scene diverse: montagne, mare, città. Le scene e le bottiglie generate cambiano a ogni giro; il prodotto girato resta identico e uguale a quello sullo scaffale.
Le scene si generano e il prodotto si gira, così la bottiglia resta quella vera.

Cosa puoi fare con l’AI nella tua pubblicità?

Sei lavori. I primi tre li trovi già dentro Meta e Google Ads mentre crei la campagna, e li usi da solo. Per gli altri servono programmi a parte.

  • Le varianti dei testi. Meta scrive altre versioni del testo principale del tuo annuncio, partendo dal tuo (Meta). In una campagna Performance Max, Google Ads legge il tuo sito e propone titoli e descrizioni (Google Ads). Ti conviene sempre, se le rileggi e tieni solo quelle che suonano come te.
  • La stessa foto in ogni formato. Meta allarga l’immagine generando i bordi che mancano, così riempie Storie e Reels. Per i prodotti del catalogo propone anche sfondi diversi (Meta). Va bene per gli annunci di tutti i giorni, purché il prodotto resti identico.
  • Le campagne che si regolano da sole. Advantage+ di Meta applica l’AI al pubblico, ai posizionamenti e al budget della campagna (Meta). Performance Max porta gli annunci su YouTube, Ricerca, Gmail e Maps da una campagna sola, e sposta da sé il budget dove rendono di più (Google Ads). Ti convengono quando hai un obiettivo chiaro, come vendite o contatti, e il materiale in più versioni.
  • Il prodotto in un ambiente nuovo. Parti da una foto vera, anche su fondo bianco, e generi intorno una cucina o una spiaggia. Ti conviene quando vuoi mostrare lo stesso prodotto in tanti ambienti diversi.
  • Voce e lingue. Uno speaker generato, oppure la voce di una persona vera portata nelle lingue dei tuoi mercati. Ti serve se vendi all’estero, e il consenso di quella persona fattelo dare per iscritto.
  • Le scene video. Quelle che costerebbe troppo girare, come una montagna all’alba o una piazza piena di gente. Servono in uno spot. Per un post bastano le tue foto e i tuoi video.

Due campagne fatte così, partendo da una sola foto del prodotto, sono le foto per e-commerce del parka PIURA e i video UGC del miele Bearly.

Da fine agosto 2026 puoi fare pubblicità anche dentro ChatGPT, comprando gli annunci da solo con Ads Manager. Li vede chi usa ChatGPT con i piani Free e Go (OpenAI, 18 agosto 2026).

Ci sono esempi di pubblicità fatte con l’AI?

Sì, anche di un marchio veneto. Questi tre sono recenti, e dal link puoi guardarli.

  • Coca-Cola, Natale 2025. Per “Holidays Are Coming” cinque specialisti hanno prodotto e rifinito oltre 70.000 clip in 30 giorni, come racconta il video dietro le quinte. Sotto il video sono arrivati anche molti commenti negativi, di chi rimpiangeva gli spot che toccavano il cuore (NBC, 4 novembre 2025).
  • Kalshi, giugno 2025. Lo spot di trenta secondi di questa azienda americana è andato in onda l’11 giugno durante le finali NBA, e tutte le clip sono generate. L’autore, P.J. Accetturo, ha scritto la sceneggiatura con Gemini o ChatGPT e ha generato le scene con Veo 3 di Google. Per avere 15 clip buone ne ha generate fra 300 e 400. Secondo Kalshi, generare il video è costato meno di 2.000 dollari, compenso dell’autore escluso (NPR, 23 giugno 2025).
  • United Colors of Benetton, autunno-inverno 2025. Il marchio di Ponzano Veneto ha affidato la campagna all’artista digitale Rick Dick. Con l’AI ha reinterpretato volumi e texture dei capi, con la maglieria al centro. Immagini e video sono sulla pagina della campagna.

Quali programmi usare, e cosa fai da solo?

Per immagini, voci e video ti servono programmi come questi. I prezzi li ho letti sui loro siti il 20 ottobre 2026.

  • Adobe Firefly, immagini. Da 11,26 euro al mese, IVA inclusa, con 2.000 crediti. Adobe dice che quello che generano i suoi modelli si può usare per scopi commerciali, perché li ha addestrati su contenuti in licenza e di pubblico dominio (Adobe).
  • Midjourney, immagini. Da 10 dollari al mese. Se la tua azienda fattura più di un milione di dollari l’anno, devi prendere il piano Pro, da 60 dollari, o il Mega (Midjourney).
  • Runway, video. 15 dollari al mese, 12 se paghi l’anno, senza filigrana. I 625 crediti del mese bastano per circa 52 secondi con il modello Gen-4.5 (Runway).
  • Google, video. Con tutti i piani Google AI, da Plus in su, generi video dentro Gemini e in Google Flow. I piani più cari danno più crediti (Google).
  • ElevenLabs, voce. Il piano gratuito vale per uso personale, citando la fonte. Licenza commerciale e doppiaggio senza filigrana partono dallo Starter, 6 dollari al mese (ElevenLabs).

Da solo, con questi programmi, fai bene un post o una foto del prodotto in un ambiente nuovo. Uno spot chiede di più, e lo stesso Accetturo avverte che un costo basso non vuol dire che chiunque possa farlo (NPR).

Quanto costa fare pubblicità con l’AI?

Generare costa poco, come hai visto con Kalshi. Il costo vero sono le ore di chi scrive, prova e scarta, che siano le tue o di chi paghi.

Se lo fai fare, il prezzo dipende soprattutto da quante scene vanno generate e da quanto materiale vero del prodotto hai già. I prezzi pubblicati per uno spot li trovi nella guida su come realizzare uno spot pubblicitario.

Lo spazio per far vedere l’annuncio lo paghi a parte, con un budget che decidi tu. Quanto metterci lo spiego nella guida su come pubblicizzare la propria attività.

Una pubblicità fatta con l’AI funziona?

Sì. Curata bene, rende come una pubblicità tradizionale, e spesso di più.

Su oltre 500 milioni di visualizzazioni, gli annunci fatti con l’AI hanno avuto lo 0,76% di clic, contro lo 0,65% degli altri (Taboola con Columbia, Harvard, TUM e Carnegie Mellon, 28 gennaio 2026).

Chi usa la generazione video di Meta ha oltre il 3% di conversioni in più, nei test (Meta, 29 aprile 2026). E quasi 2 su 3 di chi compra pubblicità video la crea già con l’AI: nel 2025 era la metà (IAB, 14 luglio 2026).

Rende di più quando è curata: il prodotto, l’etichetta e il marchio, cioè quello che il cliente riconosce e compra, restano veri. In un annuncio che si guarda per pochi secondi conta ancora di più: se resta in mente una cosa sola, che sia il tuo prodotto.

Come si fa una pubblicità con l’AI, passo per passo?

Si parte dal testo, come per uno spot girato. Cambia il terzo passo, dove decidi cosa generare.

  1. Una cosa sola da far ricordare. E dove andrà: feed, Reels, YouTube o TV locale. Da qui escono la durata e i formati.
  2. Il testo e lo storyboard. Ogni scena va descritta prima di generarla, luce compresa.
  3. Cosa generare e cosa tenere vero. Il prodotto viene dalle tue foto e dai tuoi video, anche fatti col telefono, purché nitidi. Le persone sono vere, oppure generate e dichiarate. Il paesaggio intorno si può generare.
  4. Più versioni per ogni scena. Poi scegli la migliore e la leghi alle altre.
  5. Voce e musica. Con un piano che dà la licenza commerciale, e con il consenso scritto di chi presta voce o volto.
  6. I formati. Il verticale per Reels e Storie, l’orizzontale per YouTube e la TV. Poi lasci che Advantage+ o Performance Max provino le versioni con il pubblico.

Cosa devi dichiarare, e chi te lo chiede?

Dal 2 agosto 2026 vale l’articolo 50 dell’AI Act. La Commissione europea conferma la data nella sua pagina aggiornata il 24 luglio 2026.

Chi pubblica un contenuto generato che sembra vero, e potrebbe passare per una ripresa reale, deve dichiararlo in modo chiaro. L’avviso va dato al più tardi la prima volta che il pubblico lo vede. Per le opere chiaramente artistiche o di finzione basta dichiararlo in un modo che non le rovini (Commissione europea).

Su Facebook e Instagram una parte del lavoro la fa Meta. Se con i suoi strumenti cambi molto un’immagine o un video, l’annuncio riceve un’etichetta AI nel menu dei tre puntini. Se compare una persona realistica generata, l’etichetta va accanto a “Sponsorizzato”.

Meta prova a riconoscere anche gli annunci fatti con altri programmi, dai segnali standard che portano con sé. Quando li trova, mette l’etichetta nelle informazioni sull’annuncio (Meta, aggiornato al 1° giugno 2026).

Se carichi lo spot sul tuo canale YouTube, devi segnalare tu i contenuti realistici generati o modificati con l’AI, per esempio una scena che non è mai successa. Per gli effetti chiaramente irreali la segnalazione non serve, e nemmeno se l’AI ti ha aiutato solo con il copione (YouTube).

Il Codice di Autodisciplina della comunicazione commerciale, nell’edizione in vigore dal 30 ottobre 2024, chiede di evitare ogni rappresentazione che induca in errore, specie sulle caratteristiche del prodotto (articolo 2). Un modello generativo può cambiare la scritta di un’etichetta o la forma di una bottiglia. L’articolo 4 vuole testimonianze autentiche, e un cliente soddisfatto generato con l’AI non lo è (IAP). Un presentatore generato invece puoi usarlo, se lo dichiari.

In Italia la legge 132 del 2025 ha cambiato l’articolo 1 della legge sul diritto d’autore. Sono protette le opere dell’ingegno umano, anche create con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, purché siano il risultato del lavoro intellettuale dell’autore (art. 1 della legge sul diritto d’autore).

Prima di pubblicare un annuncio fatto con l’AI, controlla questi punti.

  • Il prodotto è uguale a quello sullo scaffale, scritte dell’etichetta comprese.
  • Le scene generate che sembrano vere sono dichiarate.
  • Hai il consenso scritto di chi presta voce o volto.
  • Ogni programma che hai usato ha un piano con la licenza commerciale.
  • Hai conservato testo, storyboard e versioni scartate. Se un giorno servisse, dimostrano il lavoro umano dietro l’annuncio.

Quando non conviene?

  • Il prodotto si compra guardando i dettagli, come una macchina o un componente. Lì ogni scena va ripresa dal vero.
  • Vendi la fiducia in una persona, come uno studio medico o un artigiano che entra in casa dei clienti. Chi ti sceglie vuole vedere le facce vere.
  • Il tuo pubblico ha già reagito male all’AI. Leggi i commenti ai tuoi post e a quelli dei concorrenti, prima di provarla in uno spot.

Come lavoro io sugli spot con l’AI lo trovi nella pagina sugli spot con l’intelligenza artificiale.

Domande

Le altre domande.

Come viene usata l’intelligenza artificiale nel marketing?
Oltre che nella pubblicità, per scrivere le bozze di post e newsletter, rispondere in chat alle domande più frequenti, riassumere le recensioni e leggere i numeri delle vendite. In ogni caso una persona rilegge, prima che esca qualcosa a nome dell’azienda.
Posso creare una pubblicità con l’AI gratis?
Una prova sì. Runway regala 125 crediti una volta sola, e molti programmi hanno un piano gratuito con limiti sull’uso commerciale. Per un annuncio vero prendi un piano a pagamento che lo permetta. Lo spazio per farlo vedere lo paghi comunque.
Un fornitore mi propone uno spot con l’AI: cosa gli chiedo?
Quali scene genera e quali prende dal tuo materiale, con quali programmi e con quale licenza. Se ci sono persone generate, chi prepara la dichiarazione per l’AI Act. E quali file ti restano, comprese le versioni scartate.

Lavori

Alcuni lavori su questo tema.

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Michele Caddeo, web designer e videomaker a Schio, in provincia di Vicenza. Chi sono →