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Siti web

Cosa deve avere un sito web per avvocati e studi legali, e quanto costa

Michele Caddeo · ·

Fa parte di: Cosa deve avere un sito web aziendale per farti scegliere ed essere in regola?

Il sito di un avvocato dice, con le parole dei clienti, quali casi segue e come fissare il primo incontro. Nel piè di pagina vanno titolo, studio, Ordine, numero di iscrizione e partita IVA. Niente nomi di clienti né promesse sull’esito. Le offerte in prima pagina su Google partono da 1.000 euro con un modello, da 2.000 su misura.

In breve

  • Ogni area di attività ha la sua pagina, e il titolo usa le parole che il cliente scrive su Google, spesso con la città.
  • Nel piè di pagina vanno titolo, studio, Ordine, numero di iscrizione, partita IVA e un link al codice deontologico.
  • L’informativa privacy va collegata al modulo; il banner dei cookie serve solo con cookie non tecnici.
  • Niente nomi di clienti, nemmeno con il loro consenso, e nessuna promessa sull’esito. Dal 2016 il sito non va più comunicato all’Ordine.
  • Le offerte partono da 1.000 euro con un modello e da 2.000 su misura, più le spese di ogni anno.

Chi riceve il tuo nome da un amico, prima di telefonarti, ti cerca su Google. Vuole capire se segui proprio il suo caso e come si fissa il primo incontro. Il sito risponde a lui, e a chi ti trova senza conoscerti.

Il passaparola resta il primo modo di promuovere lo studio: nel 2026 lo indica l’85,3% degli avvocati sentiti dal Censis, il sito il 19,2% (Rapporto sull’Avvocatura 2026, pagina 27).

Cosa deve avere il sito di un avvocato

Poche pagine, ognuna con la risposta a una domanda che il cliente si fa prima di chiamarti.

  • Una pagina per ogni area di attività, e nel titolo le parole che il cliente scrive su Google: “separazione con figli”, “eredità con debiti”, spesso con il nome della città. Dentro metti i casi che segui e i documenti da portare al primo incontro.
  • Chi segue le pratiche, con una foto vera, il percorso e le materie. È quello che guarda chi si chiede se un avvocato è bravo: con chi parlerà, e da quanto segue casi come il suo.
  • Come funziona il primo incontro: in studio o in videochiamata, quanto dura e, se è a pagamento, il prezzo. Dal 2006 la legge non vieta più ai professionisti la pubblicità sul prezzo delle prestazioni (decreto 223/2006, articolo 2).
  • Gli articoli, uno per ogni domanda che senti al telefono prima di un appuntamento. Parti da quelle che tornano ogni settimana, e aggiungine uno quando un cliente te ne fa una nuova.
  • I contatti: telefono, email, PEC, orari di ricevimento, come arrivare. Nel modulo chiedi poco. Chi ti scrive di una separazione o di un’accusa penale ti affida dati delicati, e il racconto completo può aspettare il colloquio.

Cosa deve avere il sito di un avvocato per essere in regola

Cinque voci. Quasi tutte stanno nel piè di pagina, così compaiono in ogni pagina.

  • Titolo professionale, nome dello studio e Ordine di appartenenza, che il codice deontologico chiede in ogni informazione (articolo 35, comma 3).
  • Numero di iscrizione all’albo e un link al codice deontologico, come riferimento alle norme della professione. Li chiede il decreto sul commercio elettronico, insieme a sede, email e partita IVA (decreto legislativo 70/2003, articolo 7).
  • La partita IVA nella home page (DPR 633/1972, articolo 35; dal 2027 lo stesso obbligo sta nell’articolo 68 del testo unico IVA). Se la metti nel piè di pagina, c’è anche lì.
  • L’informativa privacy, collegata al modulo. Chi ti scrive deve sapere chi tratta i suoi dati e per cosa, nel momento in cui li lascia (regolamento europeo 2016/679, articolo 13).
  • Il banner dei cookie, solo se serve. Con i soli cookie tecnici basta l’informativa. Se aggiungi la pubblicità, o statistiche che riconoscono il singolo visitatore, serve il banner. Deve avere una X che lo chiude senza accettare niente (Garante privacy, linee guida del 10 giugno 2021).

Il decreto 70/2003 vale anche se online non vendi niente: fra le comunicazioni commerciali conta anche quella che promuove una libera professione (articolo 2).

Con i tuoi dati al posto delle parentesi, il piè di pagina viene così. Le ultime tre voci sono link.

Avv. [Nome Cognome] · Studio Legale [Cognome] · [indirizzo] · Ordine degli Avvocati di [città], iscrizione n. [numero] · P. IVA [numero] · [email] · [PEC] · Codice deontologico forense · Privacy · Cookie

Il sito invece non va più comunicato all’Ordine. Lo chiedeva il codice approvato nel 2014, insieme a un dominio proprio e al divieto di riferimenti commerciali. Le due regole (commi 9 e 10 dell’articolo 35) sono state tolte dal 2 luglio 2016 (nota all’articolo 35 nel codice aggiornato al 2026).

Un avvocato può fare pubblicità?

Sì, se informa. La legge professionale permette la pubblicità sull’attività, sull’organizzazione dello studio e sui titoli posseduti (legge 247/2012, articolo 10). La pubblicità però non può fare confronti con i colleghi, né essere ingannevole o suggestiva. Sul sito vuol dire quattro cose.

  • Nessun nome di cliente, nemmeno con il suo consenso (codice deontologico, articolo 35, comma 8). Nel 2024 il Consiglio nazionale forense ha confermato l’avvertimento a un avvocato che aveva nominato i clienti di due incarichi sul sito e nella newsletter dello studio. Non è servito che le notizie fossero già uscite altrove (sentenza 294/2024).
  • Le recensioni restano sulla scheda Google, dove le scrive il cliente. Se la copi sul sito con la firma, mostri il nome di un cliente.
  • “Specialista” solo con il titolo, che la legge lega a un percorso di formazione o a un’esperienza comprovata (legge 247/2012, articolo 9). Se non hai il titolo, scrivi le aree che segui.
  • Nessuna promessa sull’esito. Un “98% di cause vinte” promette quello che deve ancora decidere un giudice. Il codice chiede di ricordare sempre la natura e i limiti dell’incarico (articolo 17, comma 3). Puoi farlo con una riga in fondo alle pagine delle aree, per esempio: “Ogni caso è diverso: al primo incontro ti dico cosa si può fare e con quali rischi”.

Per i casi dubbi, come una testimonianza senza nome o la parola “esperto” accanto a una materia, chiedi al tuo Ordine prima di pubblicare.

Come ti trova chi cerca un avvocato nella sua città

Con la scheda Google dello studio e con le pagine delle aree che nominano la città. Il 71,2% del fatturato degli avvocati viene da clienti della stessa città o provincia (Censis, pagina 39), e chi cerca scrive la città accanto al problema: “avvocato separazione Vicenza”.

Lo studio ha la sua scheda. Se nello studio più avvocati ricevono i clienti, ognuno può averne una con il suo nome. Se sei l’unico, Google chiede di tenerne una sola per te e per lo studio (linee guida per le schede su Google). Come aprirla e curarla lo spiego nella guida alla scheda Google.

Nelle pagine delle aree la città va nel titolo e nelle prime righe, accanto alle parole del cliente.

Quanto costa un sito web per avvocati

A ottobre 2026 ho aperto le offerte in prima pagina su Google per “sito web per avvocati”. Fra quelle con un prezzo scritto, le fasce sono queste.

  • Con un modello già pronto, da 1.000 euro tutto compreso (EezyWeb).
  • Su misura per un avvocato, da 2.000 euro con la grafica personalizzata nella stessa pagina di EezyWeb, da 2.400 di listino da Cri-Art e da 2.500 da Artwork Studios.
  • Per uno studio con più aree, l’AI integrata e un piano di articoli, anche 5.000 euro nella stessa pagina di Artwork Studios. Cosa fa l’AI in uno studio legale lo spiego nella guida all’intelligenza artificiale per avvocati.

Poi ci sono le spese di ogni anno. Nell’offerta di Cri-Art dominio e hosting costano circa 180 euro il primo anno e da 80 a 100 dopo. L’assistenza è compresa il primo anno, poi parte da 350 euro l’anno.

Anche i tempi cambiano con la fascia. EezyWeb indica almeno una settimana con il modello e almeno 30 giorni su misura, Cri-Art da 6 a 8 settimane per un sito vetrina.

Fra 1.000 e 5.000 euro, il prezzo lo spostano queste voci.

  • Le aree di attività, perché ognuna è una pagina con i suoi testi.
  • Chi scrive i testi. Anche quando li scrive un altro li rileggi tu, perché delle informazioni sul sito rispondi tu, anche davanti al consiglio di disciplina.
  • Le foto, se i ritratti e lo studio sono ancora da scattare.
  • Le lingue, se segui clienti stranieri.
  • La prenotazione del primo incontro, con un calendario o la videochiamata.

Per confrontare due preventivi fai il conto su tre anni con i rinnovi, come spiego nella guida su quanto costa un sito web. E fatti scrivere che il dominio è intestato a te e che gli accessi li hai anche tu: se un giorno cambi fornitore, il sito resta tuo.

Da dove partire

Prima del sito servono due elenchi: le aree che ti portano più lavoro, e le domande che i clienti ti fanno al telefono prima di fissare l’appuntamento. Diventano i titoli delle pagine e le loro prime righe.

Chi lavora solo con studi legali conosce già le regole di questa guida. Con qualunque altro fornitore, portala al primo incontro e controlla il piè di pagina prima di pubblicare.

Scrivi i due elenchi nel brief. Io non ho un listino: dopo una chiamata gratuita ti mando un preventivo scritto voce per voce, con le pagine che metterei nel tuo sito. Se vuoi vederne un pezzo prima di decidere, il prototipo costa 450 euro, IVA non applicata. Se andiamo avanti entro sessanta giorni, lo scalo per intero dal preventivo.

Domande

Le altre domande.

Quanto costa farsi fare un sito web da un professionista?
Per un avvocato, nelle offerte in prima pagina su Google a ottobre 2026, da 1.000 euro con un modello pronto e da 2.000 euro su misura. Per uno studio con più aree un’agenzia indica anche 5.000. Ogni anno poi paghi dominio, hosting e assistenza.
Posso usare un nome di fantasia per il dominio dello studio?
Il codice deontologico non parla più di domini dal 2016, quando è stato tolto il comma che chiedeva domini propri. Per il nome però valgono le regole di ogni altra informazione: niente di ingannevole o suggestivo (articolo 35, comma 2). Il tuo cognome o il nome dello studio è la scelta più tranquilla. Intesta il dominio a te.
Posso fare il sito da solo, con Wix o un servizio simile?
Sì, nessuna norma chiede che lo faccia un professionista. Valgono le stesse regole: il piè di pagina, l’informativa privacy, il banner se usi cookie non tecnici. Controlla quali cookie mette da solo il servizio che usi, perché il banner dipende anche da quelli.
Le stesse regole valgono per commercialisti, architetti e medici?
In parte. Il decreto 70/2003 chiede a tutte le professioni con un Ordine il numero di iscrizione e il riferimento alle norme professionali. Le regole sulla pubblicità invece cambiano da un codice deontologico all’altro, quindi leggi quello del tuo Ordine. Per i medici c’è la guida al sito web per medici.

Lavori

Alcuni lavori su questo tema.

Raccontami di cosa ti occupi.

Parti dalle aree che ti portano più lavoro e dalla città dello studio. Da lì disegno le pagine, con le parole di chi ti cerca.

Michele Caddeo, web designer e videomaker a Schio, in provincia di Vicenza. Chi sono →