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Restyling del sito web: quanto costa e come farlo senza perdere visite

Michele Caddeo · ·

Fa parte di: Cosa deve avere un sito web aziendale per farti scegliere ed essere in regola?

Un restyling rinnova un sito che regge ancora: la grafica, a volte i testi, il menu e la piattaforma. Fra i prezzi che ho letto a ottobre 2026, quello grafico di un sito vetrina parte da 800 euro. Prima di cominciare salva da Search Console le pagine che ti portano visite, e porta ogni indirizzo vecchio sul nuovo.

In breve

  • Restyling può voler dire grafica, struttura o contenuti: i reindirizzamenti servono solo se cambiano gli indirizzi delle pagine.
  • PageSpeed e il tuo telefono ti dicono, gratis, se il sito va rinnovato o rifatto.
  • Finché il nuovo non è pronto, i clienti continuano a vedere quello di oggi.
  • Prima di firmare fatti scrivere chi prepara testi e mappa degli indirizzi, e a chi restano gli accessi.
  • Dopo il lancio guardi due numeri: le richieste del mese e i clic da Google su ogni pagina.

“Restyling” è una parola sola per tre lavori diversi, e fra il più semplice e il più completo il prezzo si moltiplica. Prima di chiedere un preventivo ti conviene sapere quale ti serve.

Io disegno siti per piccole e medie imprese, e un restyling lo comincio sempre dalle pagine che portano già clienti.

Cosa comprende un restyling?

Dipende da quale dei tre lavori ti propongono. Chiedi sempre quale, perché cambiano il prezzo e il rischio per le visite da Google.

  • Restyling grafico. Cambiano colori, caratteri, foto e impaginazione. Pagine, testi e indirizzi restano quelli di prima. Basta quando il sito ti porta richieste ma sembra vecchio.
  • Restyling strutturale. Cambiano il menu e le pagine: alcune si uniscono, altre nascono. Spesso si rifà la versione per il telefono, a volte si cambia piattaforma. Cambiano anche gli indirizzi delle pagine, e allora serve la mappa dei reindirizzamenti che trovi più sotto.
  • Restyling dei contenuti. Testi riscritti per chi compra e per le ricerche che fa su Google, foto nuove. Serve quando l’azienda è cambiata e il sito racconta ancora quella di qualche anno fa. Di solito va insieme a uno dei due lavori sopra.

Se cambiano insieme struttura, piattaforma, testi e grafica, è un sito nuovo. Su misura costa da 2.000 a 20.000 euro secondo la guida di Shopify Italia del 23 settembre 2026. Le fasce per tipo di sito le trovi nella guida su quanto costa un sito web.

Ti basta un restyling o va rifatto?

Lo capisci da solo, prima di chiedere un preventivo, con due prove e una domanda al tuo hosting.

La velocità. Incolla l’indirizzo del sito in PageSpeed Insights, lo strumento di Google. In alto ci sono i dati delle visite vere, se il sito ne ha abbastanza, con un colore per ogni misura: verde va bene, ambra va migliorata, rosso è scarsa (Google).

Per Google una pagina va bene se, in almeno tre visite su quattro, mostra il contenuto principale entro 2,5 secondi e risponde a un tocco entro 200 millisecondi. E mentre carica non sposta gli elementi (web.dev). Se le misure sono verdi e il sito sembra solo vecchio, basta un restyling grafico. Se sono rosse, chiedi da cosa dipende prima di parlare di grafica.

Il telefono. Il 79,1% delle persone dai 6 anni in su va su internet dallo smartphone, il 54% dal computer (Istat, aprile 2026).

Prendi il tuo e fai quello che fa un cliente: cerca un prodotto e prova a telefonarti dal sito. Se devi allargare la pagina con due dita per leggere, o dal menu il prodotto non lo trovi, il sito non è pensato per il telefono. Lì va rifatta la struttura.

La piattaforma. Chiedi all’hosting quale versione di PHP usa il sito: è il linguaggio su cui gira WordPress. La 8.1 non riceve più aggiornamenti di sicurezza dal 31 dicembre 2025, le precedenti da prima (php.net), e WordPress consiglia la 8.3 o successive (i suoi requisiti). Se aggiornarla rompe il sito, la base va sistemata prima della grafica.

Un restyling non conviene quando il problema è uno solo e preciso. Il modulo contatti che a volte non consegna le richieste, per esempio, si ripara adesso, senza aspettare il sito nuovo.

Quanto costa un restyling?

Da 800 euro per rinnovare la grafica di un sito vetrina, da 2.500 se si rifà anche la struttura. Sono le cifre di partenza pubblicate da chi fa siti, lette a ottobre 2026.

  • Grafico, fino a cinque pagine: da 800 a 1.400 euro secondo PITV (settembre 2025). Per un sito vetrina, da 800 a 1.500 secondo Ingigni (settembre 2025).
  • Sito su WordPress: da 1.400 euro più IVA secondo Ljuba.
  • Grafica e struttura, fino a cinque pagine: da 2.500 a 4.500 euro e oltre secondo PITV. Per Ingigni un rifacimento strutturale completo può superare i 5.000.
  • Siti complessi, in più lingue o con il negozio online: da 8.000 a 15.000 euro e oltre secondo PITV.

Solo Ljuba scrive che l’IVA è esclusa: agli altri chiedilo.

Il prezzo sale con il lavoro che c’è dentro.

  • Le pagine: quante sono, e quanti modelli diversi vanno ridisegnati.
  • I testi: se li scrivi tu o chi rifà il sito.
  • La piattaforma: cambiarla vuol dire spostare tutte le pagine, e tutti gli indirizzi.
  • I collegamenti: moduli, prenotazioni, gestionale, negozio online.
  • Google: la mappa dei reindirizzamenti e il controllo nelle settimane dopo il lancio.

Hosting, dominio e manutenzione li paghi già ogni anno: chiedi se cambiano con il sito nuovo. Io non ho un listino: il preventivo lo scrivo sul tuo sito, voce per voce.

Quanto dura, e il sito resta online?

Il sito che hai resta online fino al giorno del lancio. Il lavoro dura da tre settimane a tre mesi, secondo chi pubblica le durate.

  • Tre-quattro settimane per un restyling grafico, almeno due-tre mesi per uno completo, secondo Ingigni.
  • Da otto a dodici settimane, dalla prima chiamata al lancio, per un sito da 15 a 30 pagine, secondo web-elettronica.it.
  • Non meno di quattro settimane, secondo Ljuba.

Intanto il sito nuovo si costruisce a parte, su un indirizzo protetto da password e chiuso ai motori di ricerca con una regola che si chiama noindex. Il giorno del lancio quella regola va tolta: se resta, le pagine spariscono dai risultati di Google (Google Search Central).

Come non perdi i clienti che oggi ti trovano su Google?

Porti ogni indirizzo vecchio sulla pagina nuova che ne prende il posto, con un reindirizzamento permanente. Google chiede di tenerlo in genere almeno un anno. E avverte che per un po’ la visibilità può variare: per un sito piccolo o medio servono alcune settimane prima che la maggior parte delle pagine passi agli indirizzi nuovi (Google Search Central).

Prima di cominciare, guarda cosa funziona già

Questo lo fai tu, anche oggi. Apri Google Search Console, e nel report sul rendimento scegli la scheda Pagine. Lì vedi quali indirizzi ricevono clic da Google, e con quali ricerche. Esporta l’elenco. Se non hai l’accesso, chiedilo a chi ha fatto il sito.

Quelle pagine sono il patrimonio del sito. Nel restyling cambiano aspetto e tengono il loro contenuto, o uno migliore sullo stesso tema.

Se il sito ce l’hai da anni, guarda anche com’era. La Wayback Machine di Internet Archive conserva le versioni passate di molti siti, e a volte ritrovi pagine che portavano visite e che qualcuno ha tolto.

Salva anche l’elenco dei siti che puntano alle tue pagine: è nel rapporto Link di Search Console. Dopo lo spostamento Google suggerisce di scrivere a quei siti per chiedere di aggiornare i link, cominciando da quelli che ti portano più visite. I link che gestisci tu, dai profili social alle campagne pubblicitarie, li aggiorni da solo.

La mappa dei reindirizzamenti

È un foglio con due colonne. A sinistra ogni indirizzo del sito vecchio, a destra quello nuovo che ne prende il posto. Nessuna riga resta vuota.

Ogni riga diventa un reindirizzamento permanente, un 301 o un 308. Li imposta chi costruisce il sito, e tu controlli che la mappa sia completa.

Due colonne, sito vecchio e sito nuovo: ogni indirizzo vecchio ha una freccia 301 verso quello nuovo, e sotto la linea delle visite da Google oscilla e torna stabile.
Gli indirizzi sono d’esempio. Quando ogni riga ha il suo 301, le visite da Google oscillano qualche settimana e poi tornano stabili.

La pagina nuova di ogni riga parla dello stesso argomento della vecchia. Mandare tutti gli indirizzi vecchi sulla home sembra una scorciatoia, ma Google la sconsiglia: confonde chi arriva, e può essere trattata come una pagina che non esiste. Fa eccezione il caso in cui hai riunito più pagine in una sola, e allora i loro indirizzi vecchi possono portare tutti lì.

E ogni indirizzo vecchio porta dritto alla pagina finale, con un passaggio solo, come consiglia Google.

Il giorno del lancio

Lo fa chi pubblica il sito nuovo. Tu chiedi che ogni voce sia fatta, secondo le indicazioni di Google sugli spostamenti.

  • Il blocco ai motori di ricerca è tolto da tutte le pagine. Google lo mette per primo fra gli errori comuni.
  • I link interni puntano ai nuovi indirizzi, senza passare dai reindirizzamenti.
  • La sitemap nuova, l’elenco delle pagine per Google, è inviata in Search Console.
  • I reindirizzamenti sono provati uno per uno, con lo strumento Controllo URL di Search Console, o con uno script se sono tanti.
  • Se cambi dominio, in Search Console parte anche la notifica di cambio di indirizzo. Se il dominio resta lo stesso non serve.

Cosa chiedi a chi ti rifà il sito?

Fatti scrivere nel preventivo chi fa cosa.

  • Che restyling è: grafico, strutturale o dei contenuti, e se cambiano gli indirizzi delle pagine.
  • Gli accessi a nome tuo: dominio, hosting, pannello del sito e Search Console. Se il sito l’ha fatto qualcuno che oggi non risponde, recuperali prima di cominciare. A chi è intestato il dominio lo controlli in un minuto.
  • Testi e foto: chi li scrive, chi li sceglie, e se sono compresi nel prezzo.
  • La mappa dei reindirizzamenti: chi la prepara, e che a fine lavoro te la consegna. Serve anche a chi metterà mano al sito dopo.
  • Il lancio: chi fa i controlli della lista qui sopra.
  • Il dopo: chi guarda Search Console nelle settimane dopo il lancio, e per quanto tempo.

Tu prepari l’elenco delle pagine che ti portano visite, quello che è cambiato in azienda dall’ultimo sito, e due o tre siti che ti piacciono, anche di altri settori. Le altre voci di un preventivo, dalle lingue alla manutenzione, le trovi nella guida ai costi di un sito.

Come capisci se il restyling ha funzionato?

Dalle richieste che ti arrivano, e dai clic che Google porta a ogni pagina.

Nel report sul rendimento di Search Console confronta le settimane dopo il lancio con un periodo uguale di prima, pagina per pagina. Se il tuo lavoro va a stagioni, prendi lo stesso periodo dell’anno prima. Con la vista settimanale il confronto si legge meglio, perché sparisce la differenza fra giorni feriali e fine settimana (Google, dicembre 2025).

Nella sezione Indicizzazione di Search Console gli indirizzi vecchi calano e quelli nuovi crescono: vuol dire che lo spostamento procede (Google Search Central).

Poi conta le richieste del mese, dal modulo e al telefono, e confrontale con lo stesso mese prima del lancio.

Domande

Le altre domande.

Qual è la differenza tra restyling e rebranding?
Il rebranding cambia l’identità dell’azienda, a partire dal nome o dal marchio. Il restyling cambia il sito. Spesso arrivano insieme, ma puoi anche farli in momenti diversi.
Come posso modificare da solo un sito che ho già?
Testi e foto li cambi dal pannello, se il sito è su WordPress o su un costruttore. Su WordPress puoi anche cambiare tema, cioè fare da te un restyling grafico. Provalo prima su una copia del sito: le pagine costruite con gli strumenti del tema vecchio possono perdere l’impaginazione. Se cambiano gli indirizzi delle pagine, servono i reindirizzamenti.
Ogni quanti anni va rifatto un sito?
Non c’è una scadenza. Una volta l’anno rifai le prove della velocità e del telefono, e chiedi all’hosting se la versione di PHP riceve ancora aggiornamenti. Il momento giusto arriva quando una delle tre non va più.

Lavori

Alcuni lavori su questo tema.

Tieni le pagine che ti portano clienti.

Mandami l’indirizzo, e prima del lancio hai la mappa che porta ogni indirizzo vecchio sul nuovo.

Michele Caddeo, web designer e videomaker a Schio, in provincia di Vicenza. Chi sono →