Vai al contenuto

Siti web

Cosa deve avere un sito web aziendale per farti scegliere ed essere in regola?

Michele Caddeo · ·

Un sito web aziendale deve dire in cima alla home cosa vendi e a chi, con un pulsante per il passo dopo. Dietro servono una pagina per ogni servizio, i lavori fatti, la pagina chi siamo e contatti facili dal telefono. Nel piede di ogni pagina vanno la partita IVA, i dati dell’azienda e i link a privacy e cookie.

In breve

  • In cima alla home, una frase che dice cosa vendi e a chi, con le parole dei tuoi clienti.
  • Dietro, una pagina per ogni servizio, i lavori fatti, la pagina chi siamo e un numero da chiamare con un tocco.
  • La legge chiede partita IVA e dati dell’azienda, l’informativa privacy accanto al modulo e il banner solo con cookie non tecnici.
  • Un costruttore fai da te basta per poche pagine, se in azienda qualcuno ha il tempo di scrivere e fotografare.
  • Il test dei cinque secondi ti dice se la home funziona, prima di pubblicarla.

Chi apre il sito della tua azienda vuole capire in fretta cosa fai e come contattarti. Se dalla home non lo capisce, chiama il prossimo della lista.

Una home inventata per l’esempio resta aperta cinque secondi, mentre una barra blu si svuota e il conto scende da 5 a 1. Poi la pagina si scurisce e arrivano le tre domande del test, cosa vende questa azienda, a chi, cosa faresti adesso. A ogni domanda si accende la sua risposta in cima alla pagina, nelle due righe del titolo e nel pulsante.
Cinque secondi sulla home, poi tre domande. In un sito che funziona, ogni risposta sta in cima alla pagina, nel titolo o nel pulsante.

Quando disegno un sito web aziendale parto da quello che un cliente capisce nei primi cinque secondi. I colori e il menu vengono dopo.

Cosa deve avere un sito web aziendale?

Questa è la lista da girare a chi ti fa il sito, o da spuntare su quello che hai già.

  • Una frase in cima alla home che dice cosa vendi e a chi. Sotto, un pulsante per il passo dopo, come chiamare o chiedere un preventivo.
  • Una pagina per ogni servizio, con il suo nome. Chi cerca quel servizio su Google può arrivare dritto lì, senza passare da un elenco.
  • I lavori fatti, con foto vere e una riga su cosa hai fatto. Accanto, le recensioni dei tuoi clienti.
  • La pagina Chi siamo, con le facce di chi ci lavora.
  • I contatti, con il numero da chiamare con un tocco, l’email, un modulo corto e l’indirizzo sulla mappa.
  • Il piede di ogni pagina, con i dati dell’azienda e i link a privacy e cookie. Cosa ci va per legge lo trovi più sotto.
  • Si legge bene sul telefono. Google guarda la versione per smartphone per decidere dove mostrarti nei risultati (Google Search Central). Quanto ci mette ad aprirsi lo misuri su PageSpeed Insights.
  • L’indirizzo in https, il collegamento protetto. Chiedi che sia compreso nell’hosting.
  • Dominio e accessi a nome tuo. Il dominio intestato all’azienda, e un account da amministratore anche per te, separato da quello di chi ha fatto il sito.

Se vendi poche cose e i clienti ti trovano sulla mappa, possono bastare tre pagine. È il sito vetrina, e ha le sue regole. Per comparire sulla mappa ti serve anche il Profilo dell’attività su Google, che si crea senza costi (Google).

Cosa scrivere in cima alla home?

La frase in cima dice cosa fai e per chi, con le parole che i tuoi clienti scrivono su Google.

Per un’impresa di impianti inventata, potrebbe suonare così.

  • Titolo: Impianti elettrici e domotica per case e capannoni
  • Riga sotto: In provincia di Vicenza, dal progetto all’assistenza.
  • Pulsante: Chiedi un sopralluogo

Se i clienti ti confrontano con gli altri su un numero, come gli anni di garanzia, mettilo grande sotto il titolo. Così non lo devono cercare nel testo.

Prima di approvarla, leggi la frase a voce a qualcuno che non conosce la tua azienda. Se ti chiede “quindi cosa fate?”, va riscritta.

Poi guardala sul tuo telefono, anche all’aperto. Se per leggere devi avvicinare lo schermo o allargare con due dita, il testo è troppo piccolo o troppo chiaro sul fondo. Se in home c’è un video, dura poco e mostra subito il tuo lavoro vero.

Sul primo schermo metti poche cose, e una grande.

Cosa serve per essere in regola?

La partita IVA e i dati dell’azienda vanno nel piede di ogni pagina, l’informativa privacy accanto al modulo. Il banner dei cookie e l’accessibilità dipendono da cosa fa il sito.

  • La partita IVA nella home. La chiede l’articolo 35 del decreto IVA (DPR 633/1972). Dal 1° gennaio 2027 la stessa regola passa all’articolo 68 del nuovo testo unico IVA.
  • Se sei una srl o una spa, anche la sede, il registro delle imprese dove sei iscritto e il numero. Poi il capitale versato come risulta dall’ultimo bilancio e, se c’è, il socio unico (codice civile, articolo 2250). Se mancano, la sanzione va da 103 a 1.032 euro (articolo 2630).
  • Nome, sede, email e numero REA, in un punto facile da trovare. Li chiede il decreto sul commercio elettronico (decreto legislativo 70/2003, articolo 7).
  • L’informativa privacy accanto al modulo. Chi ti lascia nome e telefono deve sapere subito chi tratta i suoi dati e per cosa (Regolamento UE 2016/679, articolo 13).
  • Il banner dei cookie, solo con cookie non tecnici, come quelli della pubblicità. Deve avere una X che lo chiude senza accettare niente. Con i soli cookie tecnici il banner non serve (Garante privacy, linee guida del 10 giugno 2021).
  • L’accessibilità, se vendi online ai privati. Dal 28 giugno 2025 un negozio online deve essere usabile anche da chi ha una disabilità. Sono esenti le microimprese, con meno di 10 persone e fatturato o bilancio annuo fino a 2 milioni di euro (decreto legislativo 82/2022, articoli 1, 2 e 3).

Per una srl, il piede può essere così: Rossi Impianti srl · via [indirizzo], [città] · P. IVA [numero] · Registro imprese di [città] n. [numero] · REA [numero] · Capitale sociale [euro] versato · [email] · Privacy · Cookie

Il tuo caso preciso lo guardi con il commercialista, o con chi ti segue la privacy.

Lo faccio da solo o lo faccio fare?

Con un costruttore come Wix o Squarespace puoi farlo da solo, e il lavoro lo metti tu. Ha senso quando ti servono poche pagine, i clienti ti conoscono già e in azienda qualcuno ha il tempo di scrivere i testi, fare le foto e tenerlo aggiornato. Te lo dico anche se i siti li faccio io.

Lo farei fare quando hai molti servizi diversi e i clienti ti scelgono confrontando i siti. Oppure quando quel tempo in azienda non c’è. Prima di firmare, fatti scrivere chi aggiorna il sito dopo il lancio e chi ne fa le copie di sicurezza.

Se sei indeciso fra un’agenzia e un freelance, ho messo in fila le domande da fare prima di firmare.

Quanto costa farselo fare?

Fatto su misura da un professionista, da 2.000 a 20.000 euro secondo la guida ai costi di Shopify Italia del 23 settembre 2026. Fatto da te con un costruttore, da 5 a 14 euro al mese nella stessa guida. Poi ogni anno paghi il dominio, da 10 a 30 euro, lo spazio dove gira il sito e gli aggiornamenti.

A spostare la cifra sono soprattutto quante pagine diverse vanno disegnate, chi scrive i testi e chi fa le foto.

Per confrontare due preventivi chiedi il totale di tre anni, con i prezzi di rinnovo. Voce per voce lo spiego nella guida su quanto costa un sito web.

Cosa devi preparare tu?

Chi fa il sito lavora con il materiale che gli dai. Prima del primo incontro prepara questo.

  • L’elenco dei servizi, con le domande che i clienti ti fanno al telefono. Da quelle domande escono i titoli delle pagine.
  • Foto vere dei lavori e delle persone, anche fatte con il telefono, di giorno.
  • Il logo, nel file più grande che hai.
  • Il nome di chi ha oggi le password del sito, del dominio e della posta.

Come capisci se il tuo sito funziona?

Con il test dei cinque secondi, che usano i ricercatori di usabilità (la guida di Maze). Se il sito ce l’hai già, fallo sulla home di oggi, prima di pensare a un restyling.

Mostra la home per cinque secondi a una persona che non conosce la tua azienda. Poi chiudila e chiedile tre cose.

  • Cosa vende questa azienda?
  • A chi?
  • Cosa faresti adesso?

Anche con tre persone capisci molto. Se due su tre sbagliano la prima risposta, cambia la frase in cima. Chi guardava ha fatto quello che farà un cliente.

Prima di pubblicare, prendi il telefono e prova tutto da cliente. Tocca il numero, apri ogni pulsante, manda una richiesta dal modulo e controlla che ti arrivi.

Dopo il lancio collega il sito a Search Console, il servizio gratuito di Google che ti mostra le visite che arrivano dalla ricerca.

Domande

Le altre domande.

Cos’è un sito web aziendale?
È il sito con cui un’azienda racconta chi è a clienti, fornitori e candidati. Dice cosa fa e per chi, dove sta e come contattarla. Può avere poche pagine come un sito vetrina, oppure cataloghi e prenotazioni.
Che differenza c’è fra un sito e un portale?
Un portale raccoglie molti contenuti o servizi, spesso di più aziende, e di solito ha un’area dove si entra con nome e password. Il sito aziendale parla di una sola azienda. Il portale ti serve quando clienti o fornitori devono entrare a fare qualcosa, come scaricare documenti o mandare ordini.
Come accedo al mio sito, se l’ha fatto qualcun altro?
Chiedi a chi l’ha fatto l’indirizzo della pagina di accesso e un account da amministratore a tuo nome, separato dal suo. Fatti dare anche gli accessi all’hosting e al pannello del dominio. Poi controlla a chi è intestato il dominio: se finisce in .it lo vedi in un minuto sul Whois del Registro .it, altrimenti nel pannello del dominio.
Basta una pagina Facebook al posto del sito?
Per chi ti conosce già, a volte sì. La pagina però sta in casa della piattaforma, che decide le regole e chi vede i tuoi post. Il sito e il dominio sono tuoi, e su Google rispondono anche a chi non ti conosce e cerca un servizio come il tuo.
Quali sono degli esempi di siti web aziendali?
Quello di un’officina meccanica, con una pagina per ogni lavorazione e le foto del reparto. Oppure quello di uno studio professionale, con i servizi e le facce di chi ci lavora. I buoni esempi hanno in comune la frase in cima, che dice cosa vendono e a chi.

Lavori

Alcuni lavori su questo tema.

Raccontami cosa vendi, e a chi.

Bastano due righe nel brief, e in una chiamata gratuita ti dico se la tua home lo fa capire in cinque secondi.

Michele Caddeo, web designer e videomaker a Schio, in provincia di Vicenza. Chi sono →