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Siti web

Cosa deve avere un sito web per medici e studi medici, e cosa non può scrivere

Michele Caddeo · ·

Fa parte di: Cosa deve avere un sito web aziendale per farti scegliere ed essere in regola?

Il sito di un medico risponde prima della segreteria: una pagina per ogni visita, con il prezzo e come prenotarla. Niente offerte né sconti, nemmeno la prima visita gratuita, e quando il sito va online lo comunichi al tuo Ordine. Fra le agenzie nei primi venti risultati di Google i prezzi vanno da 750 euro a oltre 4.000.

In breve

  • Ogni prestazione ha la sua pagina, con il prezzo, la durata e i documenti da portare.
  • In zona ti trovano con la scheda Google: lo studio ne ha una, e ogni medico che riceve lì può averne una sua.
  • Niente offerte o sconti, nemmeno la prima visita gratuita. Per recensioni e foto prima e dopo, meglio un parere dell’Ordine.
  • Quando il sito va online lo comunichi al tuo Ordine, e in fondo alle pagine ne scrivi gli estremi.
  • Fra i primi venti risultati di Google i prezzi vanno da 750 euro a oltre 4.000, più hosting e dominio ogni anno.

Sei cittadini su dieci usano WhatsApp per scrivere ai loro medici. In media il medico passa un’ora al giorno a gestire quei messaggi (Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano, maggio 2025). Molte di quelle domande hanno sempre la stessa risposta, come il prezzo della visita o i documenti da portare.

Il sito dello studio la dà prima che il paziente scriva, anche alle undici di sera. E la dà a chi non ti conosce ancora e ti cerca su Google.

Cosa cerca un paziente sul sito dello studio

Le risposte che oggi chiede alla segreteria.

  • Una pagina per ogni prestazione. La visita cardiologica e l’holter hanno due pagine diverse, ognuna con il nome che usa il paziente. Dentro spieghi cosa succede in studio e quanto dura. Se serve il digiuno o un esame prima, scrivilo lì.
  • Una pagina per ogni medico, se nello studio lavorate in più. Con titoli e specializzazione, e una foto vera. Chi prenota vuole sapere chi avrà davanti.
  • Il prezzo e cosa comprende. Il codice deontologico permette di indicare l’onorario (articolo 56). Scrivi anche se nel prezzo c’è il referto.
  • Come prenotare. Il numero da chiamare con un tocco, in ogni pagina, e gli orari della segreteria o il calendario online. Accanto metti i documenti da portare, come l’impegnativa e gli esami precedenti.
  • Dove sei. L’indirizzo con la mappa, il parcheggio più vicino e una foto dell’ingresso. Se lo studio è al terzo piano, scrivi se c’è l’ascensore.
  • Le risposte alle domande di sempre, come “quando serve un ecocardiogramma?”. La linea guida degli Ordini sulla pubblicità sanitaria ammette le pagine di educazione sanitaria (versione dell’Ordine di Parma, punto 4).

Prima di pubblicare, apri ogni pagina dal telefono e prova a chiamare lo studio.

Come ti trovano su Google nella tua zona

Con la scheda Google dello studio, che compare nella ricerca e su Maps, e con le pagine delle visite.

Se nello studio ricevono più medici, lo studio ha la sua scheda e ogni medico può averne una, intitolata solo con il suo nome. Vale per chi è reperibile lì negli orari indicati (linee guida di Google). Nome, indirizzo e orari tienili uguali nella scheda e nel sito.

Nel titolo e nelle prime righe di ogni pagina scrivi la visita e il paese, come li scrive il paziente: “ecocardiogramma a Schio”. Come aprire la scheda e farla salire lo spiego nella guida alla scheda Google.

Cosa non puoi scrivere

Niente che attiri il paziente con offerte o promesse. La legge ammette solo le informazioni sul professionista e sul servizio, prezzo compreso. Esclude ogni elemento attrattivo e suggestivo che possa spingere a cure non necessarie, come offerte e sconti (legge 145/2018, comma 525, come l’ha riscritto il decreto-legge 69/2023).

  • Le promozioni, come una “prima visita gratuita” o un check-up “scontato del 20%”. L’Ordine dei medici di Reggio Emilia ricorda che anche la visita “senza impegno” non va pubblicizzata (documento del 20 febbraio 2025).
  • I confronti con i colleghi, a meno che non poggino su indicatori clinici misurabili e condivisi dalla comunità scientifica (codice deontologico, articolo 56). “Il miglior dermatologo della città” non ne ha.
  • Le novità non ancora validate dalla scienza, soprattutto se alimentano speranze infondate. Lo vieta lo stesso articolo.
  • Pubblicità e link di aziende farmaceutiche o di dispositivi medici. I link vanno solo verso enti indipendenti, come il Ministero della Salute, la Regione o la tua società scientifica (linea guida, punti 4 e 5).

Si possono mettere le recensioni e le foto prima e dopo?

Meglio chiedere prima al tuo Ordine. Né la legge sulla pubblicità sanitaria né il codice deontologico le nominano. Il codice però limita la pubblicità del medico a titoli, attività, servizio e onorario, e vieta le notizie che alimentano aspettative infondate (articoli 55 e 56). Una recensione che racconta una guarigione, o la foto del caso riuscito meglio, possono essere lette così.

Se le pubblichi, il Codice del consumo ti chiede di dire se e come controlli che vengano da pazienti veri (articolo 22, comma 5-bis). Le recensioni false, scritte da te o da altri per tuo conto, sono sempre vietate (articolo 23, lettera bb-quater).

Per le foto c’è anche la privacy. Se il paziente si riconosce, la foto rivela il suo stato di salute, e per pubblicarla serve il suo consenso esplicito (GDPR, articolo 9).

Quali righe sono obbligatorie

Queste, in fondo a ogni pagina o in una pagina che si apre da tutte. Le chiedono la legge sul commercio elettronico (decreto legislativo 70/2003, articolo 7) e la linea guida degli Ordini (punto 3).

  • Nome, cognome e titolo di medico chirurgo, con l’indirizzo dello studio, il telefono e l’email.
  • L’Ordine provinciale e il numero di iscrizione.
  • Laurea e abilitazione, con l’università che le ha rilasciate.
  • La partita IVA.
  • Il rimando al codice deontologico, cioè alle regole della professione.
  • La tua dichiarazione che il sito rispetta la linea guida, con gli estremi della comunicazione all’Ordine (ne parlo qui sotto).

Se aggiungi specializzazioni, master o dottorati, scrivi chi li ha rilasciati, così chi legge li può verificare (punto 4).

Chi ha un’autorizzazione sanitaria aggiunge gli estremi dell’autorità che la vigila (se non sai qual è, chiedilo a chi te l’ha rilasciata). Un ambulatorio scrive anche nome, cognome e titoli del direttore sanitario e del responsabile di ogni specialità (legge 175/1992, articolo 4).

La legge nazionale chiede l’autorizzazione agli studi attrezzati per la chirurgia ambulatoriale o per procedure complesse o rischiose (decreto legislativo 502/1992, articolo 8-ter). Se il tuo studio non ce l’ha, autorità di vigilanza e direttore sanitario non ti riguardano.

Devi chiedere il permesso all’Ordine?

Il permesso non serve. Quando il sito va online, però, lo comunichi all’Ordine della tua provincia e dichiari che rispetta la linea guida. Sul sito poi scrivi gli estremi di quella comunicazione (linea guida, versione dell’Ordine di Parma, punti 3 e 6). Chiedi al tuo Ordine se ha un modulo.

Prima di pubblicare puoi anche chiedere un parere. L’Ordine di Reggio Emilia valuta per iscritto testi e schermate, di norma entro 60 giorni (documento, pagina 8). È la strada più sicura per le pagine in dubbio, come le recensioni. Se lo chiedi, conta quei due mesi nei tempi del sito.

Se poi trova una violazione, l’Ordine apre un procedimento disciplinare e la segnala all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (legge 145/2018, articolo 1 comma 536).

Cosa chiede la privacy al modulo e al sito?

Per fissare una visita bastano nome, telefono e la prestazione che interessa. Chi scrive “ho la pressione alta da qualche mese” ti dà un dato sulla salute, che il GDPR protegge più degli altri (Garante privacy). E va raccolto solo ciò che serve (principio di minimizzazione). I sintomi il paziente li racconta a te, in studio.

Poi servono due cose.

  • L’informativa privacy, linkata accanto al modulo. Chi raccoglie dati da una persona deve dirle subito chi li tratta e perché (GDPR, articolo 13).
  • Il banner dei cookie, solo se il sito usa cookie di profilazione o statistiche non anonimizzate. Per gli altri basta l’informativa (Garante, linee guida cookie del 10 giugno 2021).

Quanto costa il sito di uno studio medico

Da 750 euro a oltre 4.000, più hosting e dominio ogni anno. Sono i prezzi che a ottobre 2026 scrivono le agenzie nei primi venti risultati di Google per “siti web per medici”.

Ogni anno poi paghi l’hosting, da 30 a 350 euro, e il dominio, da 10 a 20. Su tre anni fanno da 120 a 1.110 euro in più. Come confrontare due preventivi lo spiego nella guida su quanto costa un sito web.

Il preventivo sale con queste voci.

  • Quante prestazioni e quanti medici, perché ognuno è una pagina da scrivere e da tenere aggiornata.
  • I testi, se li scrive chi fa il sito. Vanno scritti per il paziente e controllati con le regole di questa guida. Anche quando li scrive un altro, davanti all’Ordine rispondi tu.
  • La prenotazione. Un modulo che manda un’email costa poco. Un calendario online costa di più, perché va impostato: tipi di visita e durata, pause, chiusure, orari di ogni medico, email di conferma e promemoria.

Prima di firmare, fai tre domande.

  • Il dominio è intestato a te, ed è un .it o un dominio dell’Unione europea, come chiede la linea guida? Gli accessi li hai anche tu?
  • Chi aggiorna il sito dopo il lancio, e quanto costa ogni anno?
  • Dove finiscono i dati delle prenotazioni, e chi li può leggere?

Il primo passo

Per una settimana la segreteria segna su un foglio le domande che arrivano, anche su WhatsApp. Quelle che tornano più spesso sono le prime pagine da scrivere. Se la settimana non ce l’hai, scrivimi solo le visite che fai: le domande le mettiamo insieme nella chiamata.

Mandami tutto nel brief, con le visite che vuoi riempire in agenda. Non ho un listino: dopo una chiamata gratuita in video ti mando un preventivo scritto voce per voce. Se vuoi vedere un pezzo del sito prima di decidere, il prototipo costa 450 euro, IVA non applicata. Se andiamo avanti entro sessanta giorni, te lo tolgo per intero dal preventivo.

Domande

Le altre domande.

Cos’è il marketing sanitario?
È la comunicazione con cui un medico o una struttura sanitaria fa conoscere ai pazienti quello che fa, dal sito alla scheda su Google. In Italia deve restare informativa, senza offerte né sconti (legge 145/2018, comma 525).
Mi serve un sito se sono già su un portale di prenotazione?
Sul portale il paziente ti trova in un elenco insieme ad altri medici della tua specialità, con le regole di chi lo gestisce. Il sito è tuo, con le pagine e le parole che scegli tu, e resta tuo se un giorno lasci il portale. Se il portale offre un calendario da inserire in un sito, mettilo nella pagina per prenotare: così l’agenda resta una sola. Se il calendario mostra il marchio o un link del portale, mettilo nella richiesta di parere: la linea guida degli Ordini esclude i link a siti commerciali.
Il sito si può collegare al gestionale dello studio?
Sì, se il gestionale offre un calendario online da inserire in una pagina: il paziente sceglie l’orario e l’appuntamento finisce nella stessa agenda della segreteria. Se il calendario mostra il marchio o un link del fornitore, mettilo nella richiesta di parere all’Ordine. Se il gestionale non ha un calendario online, il sito manda la richiesta con un modulo e la segreteria richiama per confermare. Chiedi al fornitore del gestionale cosa offre prima di scegliere chi fa il sito.

Lavori

Alcuni lavori su questo tema.

Le domande dei tuoi pazienti diventano le pagine del sito.

Mandami le visite che fai e le domande che senti ogni giorno. Ti preparo una proposta con le pagine e i testi, scritti con le regole della pubblicità sanitaria.

Michele Caddeo, web designer e videomaker a Schio, in provincia di Vicenza. Chi sono →